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A proposito della guerra nella regione di Donbass, l’autocefalia e la cospirazione di Yanukovich contro la Chiesa Ortodossa Ucraina

A proposito della guerra nella regione di Donbass, l’autocefalia e la cospirazione di Yanukovich contro la Chiesa Ortodossa UcrainaDopo gli eventi di Euromaidan, la questione della creazione di un’ unica locale Chiesa Ortodossa in Ucraina è sull’agenda evocando tanti discussioni e dibattiti. Nei media sono apparse le informazioni che molti sacerdoti del Patriarcato di Mosca hanno reagito molto negativamente al desiderio degli ucraini di difendere la loro indipendenza dalla Russia. E' davvero così? E che cosa pensano i credenti ortodossi della posizione attuale della Chiesa Ortodossa nella società? Ne parliamo in un'intervista esclusiva con "Vector News" con Metropolita Pereyaslav-Khmelnitsky e Vishnevsky Alessandro (Drabinko).

- Sua Eminenza, Lei è rimasto abbastanza a lungo vicino al Primate ormai defunto della Chiesa Ortodossa Ucraina, Sua Beatitudine Metropolita Vladimir, Lei conosce molto bene la situazione sia all'interno della Chiesa che intorno ad essa. Come si può descrivere la situazione attuale nella Chiesa?
A proposito della guerra nella regione di Donbass, l’autocefalia e la cospirazione di Yanukovich contro la Chiesa Ortodossa Ucraina- Come una situazione transitoria. Metropolita Vladimir era un sostenitore dell’ espansione graduale ma sistematica dei diritti canonici della Chiesa Ortodossa Ucraina (COU). Durante la sua vita essa a poco a poco andava verso una piena indipendenza canonica. La nuova leadership della Chiesa Ortodossa Ucraina ha nuove priorità canoniche. Il nuovo corso della UOC è indirizzato al preservare l'unità della Chiesa con il Patriarcato di Mosca. Pago il dovuto rispetto al nostro Primate - Sua Beatitudine Metropolita Onofrio, che senza nessuna esagerazione può essere chiamato un uomo di preghiera ed un uomo di Chiesa. Tuttavia, dal mio punto di vista personale, il futuro dell'Ortodossia nel nostro paese è associato con il restauro della Chiesa unità e con l'acquisizione dello stato di una Chiesa Ortodossa Autocefala sul territorio d’Ucraina.

Oggi come oggi il Patriarcato di Mosca è la più grande chiesa ortodossa nel mondo. E dobbiamo renderci conto che questa Chiesa influenza - e continuerà ad influenzare in futuro - sia l'Ucraina che il mondo ortodosso nel suo insieme. Ma è una cosa da prendere in considerazione gli interessi della struttura più influente della Chiesa Ortodossa nel mondo, e l'altra - non essere l’oggetto di un'azione. I detrattori della UOC ora la chiamano la "filiale ucraina" del Patriarcato di Mosca. In questa formulazione, si sente un forte pregiudizio. Non ho alcun dubbio, tuttavia, che questo particolare scopo viene perseguito dai circoli imperiali di Mosca: privare la Chiesa Ortodossa Ucraina dei diritti che essa si è affermata nel corso degli ultimi 25 anni e trasformarla in un ramo diseredato del Patriarcato di Mosca. L'Ucraina ha fatto la sua scelta storica. Nel 1991, l'indipendenza ucraina ha portato al crollo dell'impero sovietico. In seguito ci fu un "rollback" ed è stata adottata una politica multi-vettore, la quale si basava su un continuo bilanciare tra la Russia e l'Occidente. Tutti hanno cercato di mantenere quell’ equilibrio – comincinado da Leonid Kravchuk fino a Victor Yanukovich. Quest'ultimo, però, era troppo robusto per una sottile giocoleria politica. Yanukovych ha perso l'equilibrio, e il paese è stato infatti dato ad un controllo esterno. La rivoluzione del 2014 è stata una risposta al "blocco" geopolitico. La gente d’Ucraina ha categoricamente rifiutato di vivere nella nuova Unione Sovietica o un nuovo impero russo. Yanukovich è fuggito, e la Russia ha prima invaso la Crimea, e poi è andata in guerra nella regione di Donbas. Il periodo del "bilanciamento" è stato chiuso.

La società ucraina ha già fatto la sua scelta pro-europea. Ora è arrivato il momento in cui la Chiesa ortodossa Ucraina dovrebbe fare la sua scelta.
Comunque sia difficile, la dobbiamo fare - per il futuro dell'Ortodossia in Ucraina. Abbiamo una necessità urgente di cercare e trovare il proprio posto nel mondo ortodosso.


- Oggi, si può spesso sentire che la Chiesa Ortodossa Ucraina prende una posizione pro-ucraina molto debole, non è sufficiente, molti l’accusano di essere antipatriottica. Lei è d'accordo con questa valutazione?
A proposito della guerra nella regione di Donbass, l’autocefalia e la cospirazione di Yanukovich contro la Chiesa Ortodossa Ucraina- La posizione della Chiesa viene spesso interpretata dalla società per le azioni simboliche dei suoi leader. Uno di questi eventi simbolici succede il 8 Maggio del 2015: Metropolita Onofrio e Metropilita Antonio non si sono alzati in piedi durante una sessione solenne del Consiglio Supremo, quando il Presidente dell’Ucraina Petro Poroshenko leggeva ad alta voce i nomi degli eroi. Come poi ha spiegato Metropolita Onofrio: "Non ci siamo alzati in piedi, perché era la nostra protesta contro la guerra in generale, contro la guerra come un fenomeno." Ma nella società ucraina questo atto ha soprattutto ricevuto una valutazione negativa. E indipendentemente dalle intenzioni del Capo della nostra Chiesa ed i vescovi che lo accompagnavano, agli occhi della società, lui non era un simbolo della protesta contro la "guerra come fenomeno", ma un simbolo della Chiesa Ortodossa Ucraina "antipatriottica". Vorrei sottolineare che non sto traendo le proprie conclusioni, sto solo cercando di formulare l’atteggiamento a questo caso particolare, come percepito da gran parte della società ucraina.

La guerra ha messo la Chiesa Ortodossa Ucraina in una posizione molto difficile. Essendo il clero del Patriarcato di Mosca, dobbiamo mantenere la fedeltà canonica alla gerarchia superiore della Chiesa: alla Sua Santità Patriarca Cirillo. E come cittadini ucraini dobbiamo mantenere la fedeltà al nostro paese, che è diventato una vittima di aggressione russa. Prima della guerra, queste due "fedeltà" non furono particolarmente contraddittorie. E oggi siamo di fronte ad una scelta difficile, perché la Chiesa Ortodossa in Russia non ha preso una speciale - diversa dalle autorità supremi secolari - posizione in relazione agli eventi in Ucraina. L'aggressione della Russia non fu condannata né da parte del Patriarcato di Mosca, né dalla nostra Chiesa Ortodossa Ucraina. La situazione in Russia non è facile. La Chiesa Ortodossa russa gode di tali preferenze di sistema, che molti analisti dicono che l’Ortodossia è la religione di stato in Russia moderna. Ma una posizione della religione di stato non è un sinonimo della libertà per la Chiesa. Anzi, al contrario. Pertanto, non dovremmo aspettarci la condanna dal Patriarca per quanto riguarda la politica di Putin nei confronti dell'Ucraina. Anche a prescindere dal fatto che cosa ne pensa lo stesso Patriarca. Non hanno avuto il coraggio di fare una dichiarazione collettiva le gerarchi della Chiesa Ortodossa Ucraina. I media hanno espresso la posizione dei singoli vescovi della nostra Chiesa, che hanno dato una chiara valutazione morale dell’occupazione della Crimea e della guerra in Donbas.

Ma la Chies Ortodossa Ucraina, in generale, non ha alzato la sua voce, il che ha indubbiamente influenzato negativamente l’atteggiamento ad essa: la nostra Chiesa ha cominciato ad essere percepita come "un ramo della Chiesa Ortodossa Russa", e una delle istituzioni del cosiddetto "mondo russo".

Tuttavia vorrei ancora sottolineare che l’opinione che la Chiesa Ortodossa Ucraina è "la Chiesa dei collaboratori", dove non c'è posto per il patriottismo ucraino e dove sta dominando solo l’identità russa, è sbagliata. Nella nostra Chiesa ci sono veri patrioti del loro paese - sia al livello dell'episcopato, che tra i sacerdoti ed i laici.


- Il Presidente dell'Ucraina ha più volte parlato della necessità di creare una Chiesa ucraina locale autocefala, indipendente dalla Chiesa di Mosca, infatti, ne ha parlato durante l’incontro con il Patriarca ecumenico Bartolomeo. Qual è la sua opinione su questo tema? Sono pronte le chiese ucraine (che, come sappiamo, sono ben tre), per un passo del genere?
- Formalmente, il numero delle comunità ecclesiali in Ucraina, che si posizionano come ortodosse, è più alto. Ma in realtà il ruolo significativo nella società hanno solo due comunità religiose. E' la Chiesa Ortodossa Ucraina del Patriarcato di Mosca e la sedicente Chiesa Ortodossa del Patriarcato di Kiev. Oggi Ucraina ha un pressante bisogno dell’ indipendenza canonica. La Chiesa Ortodossa Ucraina sta rapidamente perdendo la competitività. Le denominazioni protestanti, per esempio, ci lasciano dietro. Sono molto in avanti nei progetti educativi ed altri progetti: per esempio, la Chiesa greco-cattolica ucraina è stata in grado di creare a Leopoli un potente centro educativo ed intellettuale - l'Università Ucraina Cattolica. Purtroppo, oggi i gerarchi ortodossi non sono pronti a creare una Chiesa unica e canonicamente indipendente. Ma non c’è l'alternativa, bisogna ripristinare l'unità della Chiesa. Non esiste l’alternativa all’autocefalia ucraina ortodossa.

Solo una legittima autocefalia canonica, che sarà riconosciuta dalla pienezza del mondo ortodosso, potrà diventare la base per l'unità della Chiesa e, quindi, portare la Chiesa Ortodossa Ucraina ad un nuovo livello di qualità.

- Ma il desiderio di creare la Chiesa Ucraina locale autocefala incontra una forte resistenza di Mosca. Il Capo della Chiesa Ortodossa Russa, Patriarca Cirillo ha più volte dichiarato pubblicamente che l'Ucraina non ha bisogno di una chiesa locale. Quindi, l'Ucraina sarà in grado di vincere la resistenza della Chiesa Ortodossa Russa?
- La storia ha dimostrato che questa fase fu attraversata e superata da tutte le Chiese locali. Tanto tempo fa, Costantinopoli non voleva "lasciare andare" la Chiesa russa e la Chiesa della regione balcanica. Ancora più difficile - dal punto di vista psicologico e canonico – fu la scelta di Costantinopoli di fornire finalmente l’autocefalia alla Chiesa Ortodossa nel territorio del Regno greco (1850). Il tomos dell’autocefalia della Chiesa di Grecia fu firmato dalla Sua Santità Patriarca Antimo IV (Tamvakis). E non era una decisione facile da prendere. Dopo tutto, si trattava di un’indipendenza canonica, non dei russi, dei bulgari o dei romeni, ma dei greci che vivevano nel territorio del Regno greco. Le persone che furono della stessa fede con il Patriarca Antimo, che furono i suoi fratelli di sangue, che furono i greci, come lui. Mosca ora non vuole "lasciare andare" la Chiesa dell'Ucraina. Per argomentare le sue azioni, vengono messe avanti le idee degli sfondi culturali ed etniche comuni. Il Patriarca Cirillo ha ripetutamente affermato che "davanti a Dio", o "dal punto di vista dei valori fondamentali" i russi ed ucraini "sono una stessa nazione”. Le affermazioni simili sono stati ascoltati anche dalle labbra del potere secolare russo. "Storicamente, sia in Russia che in Ucraina vive la stessa nazione, che attualmente è divisa," - ha detto nei primi di febbraio Nikolai Patrushev, il Segretario del Consiglio per la Sicurezza della Russia. Ci asteniamo dal commentare questa tesi. Ma l'atto del Patriarca Anthimus testimonia: nessun argomento storico o culturale non può giustificare la nostra indifferenza e mancanza di volontà di sanare la frattura. La Chiesa ortodossa di Grecia ha dichiarato la propria indipendenza da Costantinopoli nel 1833. Una unilaterale - in violazione dei canoni - proclamazione dell'indipendenza ha portato ad uno scisma, che durò lunghi 17 anni. Ma alla fine, Costantinopoli ha trovato la forza di accettare il fatto compiuto e legalizzato la Chiesa autocefala di Grecia. E nel 1850, l'amore della Madre Chiesa ha coperto le azioni della Chiesa di Grecia, canonicamente "non autorizzate". Qualcosa di simile dovrebbe fare oggi la Chiesa di Mosca. Lo scisma nell’Ortodossia Ucriana dura per 27 anni. E' arrivato il tempo di agire nell'amore di Cristo. Il Patriarcato di Mosca deve trovare la forza di liberare volontariamente la Chiesa ucraina e facilitare la fornitura della legale autocefalia canonica della nostra Chiesa da parte di Costantinopoli.

- Non molto tempo fa, il procuratore generale dell'Ucraina Vitaly Lutsenko ha detto che ora viene esaminato il caso relativo alle azioni del precedente governo, che tentava di cambiare forzatamente la guida della Chiesa. Stiamo parlando del defunto Metropolita Vladimir. Che cosa si può dire su questo?
- Ahimè, nessun sacertdote dell’alto rango, nessuno con le qualità umane uniche non è protetto dalle prove difficilissime al termine del suo cammino terreno: è successo anche con la Sua Beatitudine Metropolita Vladimir. Yanukovich si sempre posizionava come un "presidente ortodosso". Ha frequentato il culto pubblico, ha baciato la mano del Metropolita, erapresente per la Liturgia della comunione, che Metropolita ha servito. Ma per Yanukovych era importante ri-vincere le elezioni presidenziali nel marzo 2015. Qundi, la Chiesa Ortodossa Ucraina, che il Presidente "frequentato", doveva assumere il ruolo importante, essere uno degli strumenti di politica.

E' stato previsto che migliaia dei nostri templi della Chiesa si sarebbero trasformati nei punti di propaganda nel 2015 ...


Questo era il piano di Yanukovich. Ma questo è stato completamente in disaccordo con l’opinione della Sua Beatitudine Metropolita Vladimir, che in quel tempo era il Primate della nostra Chiesa. Metropolita Vladimir ricordava perfettamente come la Chiesa aveva perso la sua immagine una decina di anni prima. Il fatto fu dovuto alla interferenza della Chiesa nel processo elettorale nel 2004 e Metropolita Vladimiro categoricamente non voleva ripetere gli errori del passato.

A proposito della guerra nella regione di Donbass, l’autocefalia e la cospirazione di Yanukovich contro la Chiesa Ortodossa UcrainaVedendo che il Metropolita Vladimir non lo avrebbe aiutato durante la campagna elettorale, Yanukovich ha cominciato a pensare di cambiare il Capo della Chiesa. In quel momento la sua attenzione è stata catturata dalla figura dell’ Arcivescovo Antonio (Pakanich) - un uomo con l’aspetto intelligente e una voce insinuante e morbida, il Rettore dell'Accademia di Kiev. Uno classico "monaco intelletuale", il quale, oltre ad avere un gusto per il lavoro clericale burocratico, fu promosso dal metropolita Vladimir e dalla sua squadra. Inoltre, Metropolita Vladimir teneva d'occhio su di lui come un suo possibile successore. Naturalmente, sullo sfondo del Metropolita Vladimir - con la sua innata cultura europea aristocratica - il vescovo Antonio sembrava un po '... provinciale. Erano in molti a sottolineare questo ed altri difetti del “prediletto” al Metropolita Vladimir. Ma la Sua Beatitudine credeva che la cosa principale non era un’immagine esterna psicologica o culturale, ma l'essenza dell'uomo e quello a cui egli aspirava. Tutto sarebbe finito in un fiducioso – dalla mano in mano mano - trasferimento del potere dentro la Chiesa. Ma poi intervenne la politica. Più precisamente, il Presidente Yanukovich, che non ha voluto aspettare un risultato naturale del corso degli eveni ed ha deciso di accelerare le cose.

In un primo momento, la squadra di Yanukovich ha pensato di risolvere il problema "in maniera amichevole." Il Metropolita Vladimir ha cominciato a ricevere le insinuazioni: gli dicevano che era presumibilmente troppo vecchio e debole per ricoprire la carica del Primate. Metropolitan obiettò, citando la tradizione della Chiesa e il fatto che, ai sensi della Carta per la gestione della Chiesa Ortodossa ucraina, il Primate è eletto a vita (sezione V, paragrafo 2). Il Metropolita Vladimir non permetteva loro di mettere pressione su di lui. Neanche al Presidente del paese. Una volta che si rese conto che Yanukovich aveva deciso di mettere il Vescovo Antonio nella posizione del Primate durante la sua vita, il suo atteggiamento verso questa figura è stata rivista. Non era nemmeno un insulto personale. Metropolita Vladimir aveva capito che se quest’ultimo avesse passato al potere ai vertici della Chiesa, la Chiesa sarebbe inevitabilmente rimasta nelle mani delle del clan di Donetsk. "Il vecchio Babbo persiste," – dicevano in quei tempi del Metropolita Vladimir nei circoli di Yanukovich. Allo stesso tempo, apparentemente, al livello del Presidente, si è deciso di forzare il Metropolita Vladimir di dimettersi dalla posizione del Primate, usando la pressione militare.

- E qui che Lei era sotto attacco?
- Sono stato il segretario personale del Metropolita e la persona di cui lui si fidava di più. Pertanto, in questi ultimi anni della vita della Sua Beatitudine ero costantemente al suo fianco: lo aiutavo, prestando aiuto organizzativo e psicologico. Allora la salute del Metropolita Vladimir era già molto debole. La durata della sua vita dipendeva da quanto efficace sarebbe stato curato. Visto il bisogno delle costanti cure mediche, io rappresentavo, per così dire, una figura chiave. Per il volere del Santo Sinodo, sulle mie spalle - come un segretario personale del Metropolita Vladimir - era la responsabilità per il suo trattamento (vedi la decisione del Sinodo del 23 dicembre 2011, la rivista ¹76 -. Ed.).

A proposito della guerra nella regione di Donbass, l’autocefalia e la cospirazione di Yanukovich contro la Chiesa Ortodossa UcrainaLoro dovevano rimettermi ed allontanarmi dalla Sua Beatitudine. Per questo era utilizzato il "caso delle monache", in cui ero un testimone. Sono stato detenuto, loro hanno minacciato di mettermi in prigione, mi costringevano a dare le confessioni. Ma ben presto mi sono reso conto che la polizia non era interessata alla sorte delle suore e non era alla ricerca della verità. Importante era il mio isolamento dal Metropolita Vladimir. In realtà sono diventato un ostaggio. Per quasi un anno e mezzo ero stato privato della libertà di movimento. Non mi era permesso di vivere a casa o presso il Metropolita Vladimir.
Invece, vivevo sotto scorta in posti diversi, nei complessi alberghieri, ho dovuto sostentere una pressione psicologica, loro cercavano di “spiegarmi” la situazione. Tutti i mezzi di comunicazione mi erano tolti. Qualsiasi comunicazione con il mondo esterno mi era vietato. Ero costantemente sotto scorta della speciale divisione della polizia giudiziaria degli Affari Interni dell'Ucraina "Griffin". Ma in quela situazione ero molto preoccupato non per me ma per il destino del Metropolita Vladimir. La Sua Beatitudine lottava per quanto poteva per aiutarmi. Il Primate ha usato tutti i canali di comunicazione e di collegamento che aveva. Ma ogni volta che provava, arrivava la stessa risposta: "Il Vescovo Alessandro sarà rilasciato quando Lei sarà d'accordo di andare in pensione." In altre parole, quando Metropolita Antonio di Kiev sarà in grado di assumere il posto del Metropolita Vladimiro e diventare il Primate.

- Allora, il Metropolita Antonio era coinvolto direttamente in questa cospirazione?
A proposito della guerra nella regione di Donbass, l’autocefalia e la cospirazione di Yanukovich contro la Chiesa Ortodossa Ucraina- A questa domanda dovrebbero rispondere le indagini. Posso solo dire due cose. In primo luogo, insieme con Yanukovych, Metropolita Antonio (nella foto - a sinistra) è stato uno dei principali "beneficiari" di questa dubbia impresa. In secondo luogo, né Yanukovich né Zakharchenko né Novinskij non avevano una conoscenza sufficiente in materia di amministrazione della Chiesa per poter negoziare con il Metropolita Vladimir. Faccio l'esempio seguente. Come un luogo in cui il Metropolita Vladimir sarebbe passato gli ultimi anni della sua vita, cioè dopo il suo ritiro dal potere, la squadra di Yanukovich ha offerto due monasteri: Lavra di Pochaev il convento per le donne Zimnensky. Al Metropolita Vladimir era stato proposto il titolo corrispondente e molto importante. Qualcosa come "Il Santo Capo di Lavra di Assunzione di Pochayiv e del Monastero Zimnensky dell’Assunzione". Ma formulare in modo giusto un’offferta canonica del genere poteva solo la persona che aveva la necessaria esperienza di governo della Chiesa.

- E come facciamo a sapere che il governo ha voluto mettere nella posizione del Primate proprio il Metropolita Antonio?
- Tre anni sono passati da quell’imcontro molto memorabile per me. E' avvenuto in ufficio dell'allora Ministro dell'Interno Vitaly Zakharchenko. Era lì, dalla bocca di Zakharchenko (i cui subordinati limitavano la mia libertà), che ho sentito le pretese del regime di Yanukovich - "la rimozione completa del Metropolita Vladimir al riposo e l'elezione del Metropolita Antonio come Primate." Allo stesso tempo, intorno al 5 settembre del 2013, fu tenuta un'altra riunione di lavoro. Era avvenuta non in ufficio di polizia, ma nella casa del Metropolita Antonio.

In essa hanno partecipato diverse persone: il Vescovo Antonio, Vadim Novinsky, il deputato Andriy Derkach, io ed un altro sacerdote. Poi, in presenza del Metropolita Antonio, mi hanno detto che dopo l'incontro tra Yanukovich e il Vescovo Antonio è stato possibile raggiungere le seguenti modalità: il Metropolita Vladimir si ritira e diventa il Santo Capo di Lavra di Pochayev e del Monastero Zimnensky, ed a me (sei mesi dopo l'elezione del Metropolita Antonio alla carica di Primate) sarà data la possibilità di servire in una delle diocesi della Chiesa Ortodossa Ucraina.

- Le scene molto memorabili ... Perché la squadra di Yanukovich era così ansiosa di mettere a capo della Chiesa Ortodossa Ucraina proprio Metropolita Antonio? Volevano "un uomo di fiducia"? O era presente lì anche la "impronta" russa, e la Mosca era - a suo parere – prima di tutto interessata all’Arcivescovo Antonio?
- In primo luogo, non contraposizionerei qui gli interessi politici di Mosca e del clan di Donetsk. In generale, Yanukovich era un politico filo-russo. A volte aveva gli attacchi di patriottismo. Ad esempio, un giorno a Laura chiese a un gerarca: "E' possibile rimuovere il prefisso vergognoso “del Patriarcato di Mosca"? Ma proprio per questo scopo la Chiesa aveva bisogno di un curatore del Presidente - al fine di proteggerlo da un tale sbagliato modo di pensare! Per Yanukovych e la sua squadra, il Metropolita Antonio era "un’uomo di fiducia". Circolavano le voci che il Vescovo Antonio era anche presunto "padre spirituale" del Presidente. L’essere il padre spirituale significa avere un rapporto profondamente personale. E non oso condannare il Vescovo, se davvero aveva preso la confessione di Yanukovich e gli dava dei consigli spirituali. Il sacerdote deve prendere una confessione da parte di chiunque, anche se è l'ultimo ladro.
Ma io assolutamente non capisco un'altra cosa. Perché il Metropolita Antonio ha accettato di partecipare alla pressione sul Primate della nostra Chiesa? Il Metropolita Vladimir poi era gravemente malato. Era chiaro che la sua vita si stava muovendo verso il declino. Perché hanno deciso di applicare la pressione su un anziano in un momento così difficile? Perché è stato necessario andare incontro a Yanukovich e accettare le sue condizioni non dette: la propaganda politica in cambio al posto del Primate? «Perché me l’hai portato vicino?" – mi ha chiesto una volta con un sentimento amaro il Metropolita Vladimir in quei giorni, parlando del Vescovo Antonio. Aveva in mente le caratteristiche lusinghiere, che una volta io avevo dato all'Arcivescovo Antonio, offrendo la sua candidatura per le posizioni alte della Chiesa. E' stato uno dei commenti più amari che io avessi mai sentito dalla Sua Beatitudine. E tuttavia, come cristiano, non posso biasimare del tutto solo l'altra persona, devo pur vedere quello che è successo in un‘ottica, dove è presente anche il mio senso di colpa. L’Arcivescovo Antonio ha svolto un ruolo centrale in questa triste storia. Ma io non gli voglio del male, non sono alla ricerca di opportunità di vendicarmi per le azioni del passato. Come una volta aveva detto, a quanto pare, Oscar Wilde, ogni santo ha un passato ed ogni peccatore ha un futuro.

L’intervista a cura di Sergei Kozlov, "Vector News"
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