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Solo proiettili parlano forte nella vostra guerra? Sul ruolo degli smartphone durante i conflitti

Solo proiettili parlano forte nella vostra guerra? Sul ruolo degli smartphone durante i conflittiCom’è ben noto, egli ultimi anni i vari tipi di elettronica hanno rafforzato sempre più energicamente la propria presenza nel settore militare e in futuro questao fenomeno tende ad solo ad espandersi. Se abbiamo cominciato a produrre i “droni” in Ucraina per il proprio esercito – allora, questo vuol dire che il concetto di una guerra a distanza è veramente la realtà, non la ricerca narrativa degli autori dei testi di fantascienza, che sognano i robot da combattimento. È evidente che nel prossimo futuro, i migliori eserciti del mondo forniranno i loro soldati con tutte le attrezzature necessarie per l'operazione di combattimento, quali i sistemi di navigazione, i ricevitori satellitari di comunicazioni ed altre apparecchiature informatiche.

Un tale "riarmo" su larga scala comporterà l'introduzione in servizio dei nuovi sistemi di comunicazione e di controllo, che sono in grado di unire le unità militari dei diversi livelli.

Così, i principi generali della guerra restano sostanzialmente invariati. Ma i militari avranno gli strumenti utili per facilitare la raccolta delle informazioni sulla situazione, per ricognizione (foto, video, radio, ecc), per la gestione delle proprie forze e tanti altri sistemi. Ma come si comporterà la "tecnologia pacifica" durante il conflitto? Proviamo a vederci dentro sull'esempio del conflitto siriano.

Dopo aver chiamato via Skype alcuni ingegneri che recentemente hanno lasciato la Siria e ora abitano in Europa orientale, abbiamo scoperto quanto segue. La guerra civile in Siria va avanti per diversi anni, e quindi è logico che un monopolio statale dei mezzi di comunicazione e della rete non è scomparso, anzi, è stato solo intensificato. Di questo si parla a malapena, la guerra attira l'attenzione con il suo lato esterno, ed i dettagli rimangono nell'ombra. Gli interlocutori di "Vector News" hanno in possesso alcuni pochi risparmi per consentire alle loro famiglie di tirare avanti per qualche tempo. Prima della guerra civile, avevano un buon lavoro, ben retribuito secondo gli standard locali e sono stati impegnati nello sviluppo delle reti di comunicazione.

Per semplicità, chiamiamo uno di loro, che parla meglio del suo compagno, Hashim. E Amin sta per la maggior parte del tempo seduto, in silenzio e solo annuisce. Si ha la sensazione che ha paura di parlare e teme che il discorso potrebbe causargli parecchi problemi.

Hashim evita accuratamente di nominare il suo ultimo luogo di lavoro, dice semplicemente che si occupava dei reti cellulari in Siria. All'inizio del 2012 nel Paese c’erano quasi 13 milioni di abbonati di due operatori - MTN Siria e Syriatel. Le infrastrutture per qualsiasi mezzo di comunicazione sono di proprietà della società di Stato siriana “Telecommunication Establishment” (STE), che ha accesso a qualsiasi rete, cominciando dai telefoni cablati ed Internet e finendo con i dispositivi mobili. La popolazione siriana conta circa 18 milioni di persone, anche se le valutazioni sono molto diverse, la statistica uffficiale non esiste, e si può solo immaginare quante persone vivono in unterritorio appartenente allo Stato.

Prima del 2011, i prezzi per la comunicazione cellulare erano democratici, ma lo stesso questo tipo di comunicazione non era ancora disponibile a tutti: esistevano i problemi della copertura, dei prezzi dei telefoni, del costo dei servizi. Hashim dice che il primo boom dei reti di telefonia mobile è arrivato insime alle prime civili azioni di protesta: i social network erano utilizzati da tutti per lo scambio di informazioni e delle notizie rilevanti su quanto stava accadendo. E lo faceva sia l'opposizione che il governo, infatti, è iniziata una vera e propria guerra di informazioni. Secondo lui, per la prima volta in Siria sono state aumentate le vendite dei flagman, venivano smantellati tra le persone come il pane, è arrivato l'aumento della domanda per i telefoni con una buona macchina per essere in grado di fare e mettere sui siti d’Internet i video e le foto di alta qualità. I venditori raccontavano anche una leggenda che un uomo ha potuto vendere per $ 10 000 un video alla compagnia televisiva CNN (secondo un altra storia, alla BBC). Loro hanno usato questo argomento per la vendita dei telefoni cellulari. La creazione dei miti era molto forte in quel periodo, forse perchè gli eventi successivi della guerra hanno cancellato dalla memoria molte cose. Ma è anche probabile che questi miti erano persistenti.

Secondo Hashim, solo le comunicazioni mobili erano ben difffuse ed hanno dato alla gente la possibilità di leggere le notizie, anche se esisteva una sorta di censura. Sotto il divieto erano molte reti sociali, lo stesso YouTube, i siti israeliani e molto altro ancora. Ma comunque il censore capo era rappresentato dal costo dell’accesso alla rete tramite un telefono cellulare. A causa di questo sono diventati molto popolari i vari Internet café, dove ognuno poteva acquistare il tempo giusto per il lavoro nella rete. Queste caffetterie sono apparse in tutte le città e paesini ed erano visitate soprattutto dagli uomini. Un dettaglio interessante che stupisce chiunque abbia mai pensato del puritanesimo nel mondo arabo - in luoghi sopraindicati non era bloccata la pornografia, e chiunque poteva salvare qualsiasi video sul disco mobile. Si ha l'impressione che la Siria era uno stato abbastanza tollerante, senza molti soliti stereotipi di eccessi nella religione ai quali siamo abituati.

Nel 2011 ed appena prima l’Internet era interamente utilizzato al fine di destabilizzare la situazione in Siria. In quel periodo Amin si occupava della connessione cablata a Damasco, e, secondo lui, il numero di pubblicazioni che hanno inondato l’Internet siriano era enorme. Dice che avevano sensazione come se "qualcuno, da qualche parte, avesse aperto il rubinetto, e migliaia dei messaggi sono stati riversati nella nostra rete. Lo Stato non riusciva nemmeno a cancellarli e rimuoverli: cancellavi centinaia dei messaggi, e la mattina nella tua casella elettronica ce ne erano già alcune mila." Alcune delle risorse bloccavano la possibilità del commento pubblico, siccome non erano in grado di affrontare la valanga sempre più crescente delle pubblicazioni. Amin sostiene che la qualità di tali pubblicazioni era diversa: dai testi molto chiari e buoni fino a quelli che contenevano gli errori ed, ovviamente, erano stati scritti dalle persone che non abitavano nel paese.

L’Internet siriano era totalmente controllato da STE, ma non c’era la censura, lo strumento avanzato per monitorare le pubblicazioni non era mai esistito. Per il governo siriano era costoso, e così nel 2011 ha perso la guerra dell'informazione, almeno così interpretano la situazione i nostri interlocutori.

Ogni ondata di pubblicazioni critiche delle autorità ha provocato rabbia tra i funzionari, e l'unica risposta che davano era togliere la connessione all’Internet in tutto il paese o in alcuni regioni specifiche. Impotenza di tali azioni era evidente, ma nel 2012 l'opposizione ha raggiunto un nuovo livello. Alla fine del mese di settembre, tutti i proprietari dei telefoni cellulari hanno ricevuto un SMS-messaggio in cui i ribelli sono stati avvertiti delle conseguenze, e alla fine è stato scritto «Game Over». Questa storia ha causato una larga eco nella società, ma non ha avuto alcun effetto sulla situazione dello scontro armato. Forse, divenne presto una pagina nella guerra dei propagandisti.

Nel 2014, il numero di SIM-cards in funzione è cresciuto da 12.9 a 15.5 milioni, ma secondo la STE, la penetrazione era giunta al cento per cento. E' sorprendente è che un paese che combatteva, la vendita dei SIM-cards e il loro uso crescevano in continuazione, non c'è stato un fallimento nelle vendite. E qui che comincia la storia fantasmagorica che in un primo momento potrebbe causare i dubbi, ma in linea di principio avrebbe potuto succedere in realtà.

Immaginate che durante la guerra le parti del conflitto armato – e ogni di esse combatte per la vita o per la morte - trovano un denominatore comune, cioè hanno bisogno dello stesso servizio. In questo caso stiamo parlando della comunicazione mobile, che viene usata sia per comunicare con i propri cari, che per le cose più seri, come per il coordinamento delle unità di combattimento. Nella regione di Donbass durante l’operazione antiterroristica nella sua prima fase, si è visto qualcosa di simile - la telefonia mobile era a disposizione di tutti i partecipanti al conflitto e l'esercito ucraino di fatto non aveva altri mezzi di comunicazione, e utilizzava le reti pubbliche e civili. Nella Siria ha avuto luogo quasi lo stesso, con una sola eccezione: quando l’organizzazione musulmana «Stato Islamico dell’Iraq e Levant» catturava i territori, in teoria in questi luoghi avrebbe dovuto fermarsi ogni tipo del collegamento. E a volte è successo proprio secondo questo scenario, siccome le stazioni di base non funzionavano più. Ma poi comincia una fantasmagoria. Hashim ed i suoi colleghi andavano nella zona, che era al di là del controllo del governo ed effettuavano i lavori per la manutenzione delle reti e le loro infrastrutture. Non lo facevano di propria iniziativa, ma per ordine delle autorità delle loro aziende.

"Quando è successo per la prima volta, avevamo paura di andare nella città conquistata, era terribile, ma poi molti l’hanno accettato, dovevano pur sfamare le famiglie. Siamo stati portati con un un autobus alla distanza di 15 chilometri dal confine della città, siamo scesi e poi abbiamo camminato. Eravamo in tre, secondo il numero dei oggetti di telecomunicazione in città. La prima pattuglia, l’abbiamo vista quasi alle porte della città, siamo stati esaminati, ed abbiamo avuto una fifa nera. I nostri accompagnatori tacevano, non ci dicevano nulla, e siamo stati portati attraverso le strade deserte. Siamo arrivati ad una casa, dove siamo stati interrogati da un comandante di campo. La comunicazione nella città non esisteva, lui ha promesso di darci da mangiare se avremo ripristinato rapidamente la rete cellulare. Hanno dato ad ognuno di noi un mitragliere, ma abbiamo deciso di non separarci, e così siamo andati ad ogni luogo insieme, a piedi. Siamo rimasti in città per due giorni, siamo stati nutriti così come i loro combattenti, ma non avevamo la libertà del movimento. Nello stesso tempo non ci impedivano svolgere il nostro lavoro. Siamo diventati più calmi, quando abbiamo capito che loro non volevano ucciderci.Abbiamo riparato la rete, poi abbiamo spiegato come si fa a risolvere i piccoli danni relativi all'elettricità. Siamo stati portati di nuovo in jeep attraversando la città, poi abbiamo camminato per 7 ore fino ad incontrare una postazione militare. "

Tali viaggi sono diventati la norma per Hashim. Nelle città catturate scorreva la vita normale, funzionava la TV, c’era la comunicazione cellulare, e sono stati trattati in modo normale e gli davano il permesso di svolgere il suo lavoro. Hashim ha raccontato un'altra cosa interessante che la dice lunga sulla natura del conflitto e sul perché la connessione cellulare era necessaria ai terroristi. Secondo lui, molti comandanti avevano i telefoni satellitari, e uno di loro gli aveva offerto di riparare il suo dispositivo rotto, e lui non poteva farlo perché non ci capiva niente. Secondo i suoi colleghi, i comandanti spesso davano ordini usando un normale telefono cellulare, ed in seguito i soliti soldati li passavano usando i telefoni satellitari, chiamando dai luoghi appartati. Nessuno non accendeva i telefoni satellitari e non li usava per parlare laddove c’era il quartier generale o le case, dove vivevano i militanti. Tenevano in segreto la loro posizione, cambiando spesso le abitazioni. La comunicazione era sostenuta principalmente dai telefoni cellulari, ed i militanti avevano molte SIM-cards nuove. Inoltre, hanno distribuito i telefoni ed i SIM-cards agli abitanti, dicendo che possono chiamare i loro cari e scoprire come stavano le cose.

A noi sembra che i terroristi stavano cercando di nascondersi "tra la folla", mascherando i loro telefoni tra gli altri simili, convenzionali dispositivi a pulsanti. Niente di eccezionale o di quello che potrebbe attirare l’attenzione, apparecchi ordinari, economici, molti dei quali non avevano le macchine fotografiche. La presenza della rete pubblica è sempre un punto forte, in Siria è stato capito da entrambe le parti del conflitto. E i responsabili della rete sono importanti sia per il governo che per i terroristi e ribelli. Cioè, i due lati del conflitto militare tacitamente cercavano di mantenere la rete in ordine.

Secondo Hashim, i suoi parenti vivono ancora sul territorio controllato dall’organizzazione islamica, e nelle ultime settimane gli era stato proibito di usare la TV, dicendo che bisogna consegnarla ai combattenti così come devono farlo con i telefoni cellulari. Il cambiamento nell’approccio sembra essere dovuto ad una serie di insuccessi sulla linea di fronte. E, di conseguenza, esiste la necessità di limitare la diffusione delle informazioni. Ricordate come fu fatto durante la Seconda guerra mondiale? In quel periodo era necessario consegnare le radio, e se venivano scoperte, le persone che le possedevano rischiavano la fucilazione. I tempi cambiano, ma l'approccio rimane esattamente lo stesso.

Il conflitto siriano potrebbe diventare un modello per tutti gli eventi successivi dello stesso tipo. In questo caso vediamo come cambia la percezione della rete cellulare, che diventa di vitale importanza per tutte le parti coinvolte nel conflitto. Nessuno può farci a meno, e la sconnessione avviene solo nei momenti in cui succede qualcosa di veramente importante che cambia i rapporti di forza.

Amin non è tornato da uno dei viaggi: è stato reclutato nel distaccamento dei ribelli. Egli parla a malincuore del fatto che doveva sedersi in una stanza di una casa diroccata e, insieme con un altro soldato guardare sullo schermo dei monitor sui quali venivano mostrate le mosse tra gli edifici. Questo è un altro know-how della guerra siriana: nelle città in rovina nelle trincee ed nei passaggi tra gli edifici vengono messe le telecamere dalle quali arriva il segnale ai monitor. E, come le guardie del centro business, stanno guardando ciò che sta accadendo lì per sapere se i nemici attaccano. Alla prima occasione Amin è fuggito e solo allora ha deciso di prendere il bambino e sua moglie e lasciare il paese. Gli è bastata l’esperienza nel distaccamento dei ribelli per decidersi e fare questo passo definitivo.

Alle richieste su quali attrezzature e come vengono applicate in questa guerra, non è arrivata nessuna risposta. Quadrocopters non esistono in Siria. Hashim ha suggerito che il problema è che non hanno un posto dove acquistarli e sono costosi, nessuno li potrà trasportare nel paese. Le parti in conflitto hanno i droni, e tutti i soldati presero l'abitudine di sparare a tutti i droni indiscriminatamente, nella speranza che potranno abbatterli.

Se all'inizio del conflitto i droni fossero stati ben distribuiti e resi disponibili in Siria, sarebbero stati usati attivamente. Ora viene usato tutto ciò che era prima nei negozi, le stesse telecamere ed i monitor - questo non è la tecnologia dell'esercito e vengono usati i modelli convenzionali, che erano in vendita in tempo di pace. E il loro numero è piccolo, c'è la carenza in tali dispositivi, il problema, che in assenza di denaro non può essere risolto.

Non sappiamo finoa che punto questo sia un mito, ma Hashim è sicuro che molti dei comandanti e quartieri generali sono stati trovati dal governo sui telefoni cellulari. Secondo lui, i comandanti spesso hanno in possesso i modelli di telefono costosi o specifici, per esempio, protette, che possono essere visti dai proprietari di rete, e siccome ogni rete è controllata dal governo, è facile beccarli. E una spiegazione di come funziona i servizi segreti militari, sembra a lui una cosa inverosimile.

E come un tocco finale ecco la foto di un soldato israeliano con un telefono sicuro e protetto che ha la capacità di lavorare senza una rete cellulare, collegandosi direttamente con i dispositivi degli altri soldati della divisione.
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